
manifesto difesa di dama
“Pratiche artistiche e educazione alla non violenza”
intervento di Daniela Giordano -
Convegno Nazionale contro la violenza “ Non solo donne”
Roma, Camera dei Deputati, 25 novembre 2011
Vorrei innanzi tutto ringraziare le organizzatrici e gli organizzatori di questo convegno, per avere accolto nell’ ambito della discussione sulla violenza, la mia testimonianza, come percorso di azioni concrete di educazione etica e civica alla non violenza.
E saluto gli amici e le amiche del Convegno Nazionale di Cagliari ” Educhiamo al rispetto delle donne”, che è a noi collegato, organizzato da Parole Rivelate, CRTscenamadre, Cedac-Sardegna con il Patrocinio del Comune di Cagliari e della Provincia di Cagliari e della Consigliera di Pari opportunità della Regione Sardegna. Saluto il regista Tullio Pecora e gli attori Lorenzo Gioielli e Arnaldo Ninchi, che daranno voce al progetto che ci vede uniti ” Difesa di Dama”, e il pubblico del Convegno di Cagliari.
Mi presento brevemente per quanti non mi conoscono.
Mi chiamo Daniela Giordano, sono attrice e antropologa e negli anni ho sperimentato e approfondito, quasi tutti gli aspetti della creazione. Ho dedicato gli ultimi 15 anni della mia vita, alla realizzazione in Italia e in Africa di progetti artistici focalizzati sulla creazione di valore, il rispetto delle diversità, l’educazione alla convivenza, in un percorso teso all’ evoluzione collettiva, all’ ampliamento della consapevolezza individuale, sulla straordinaria opportunità, per tutti, di vivere qui e ora, in pace e sicurezza.
E’ chiaro che un profondo mutamento della società è raggiungibile solo nella misura in cui ogni singolo individuo opera su se stesso un profondo cambiamento.
Molti sono i fattori che possono coadiuvare una trasformazione positiva. Nello specifico ho lavorato sul potenziale empatico e di analisi che la suggestione dell’arte declinata come teatro, poesia, danza, musica opera nel piano profondo dell’essere umano.
Quando il pensiero artistico e poetico si nutre della sofferenza che provano gli esseri umani, manifestandosi in azioni di partecipazione collettiva, come la messa in scena teatrale, non lo fa con volontà di vuota spettacolarizzazione e denudamento. La sofferenza elaborata in arte diventa matrice di riflessione, di compassione, di apprendimento, perché l’essere umano è in grado di distinguere il bene e il male. Nel gesto poetico, il particolare diventa specchio dell’universo e crea un fenomeno fondamentale per la crescita della consapevolezza collettiva: il senso di appartenenza. Nessun male è fuori di me. Per questo posso commuovermi. Posso “ muovermi con”. Non il possesso di qualcosa ma “ l’essere parte di qualcosa”. Per questo posso essere motore, a mia volta, di un cambiamento.
In Africa, il teatro è tessuto connettivo in grado di ridare speranza e curare le comunità ferite da gravissime violenze generate, da guerre civili, stupri come pratiche militari, genocidi. Tragedie collettive elaborate e sublimate collettivamente. Non rimosse. Non cancellate. Comprese, condivise, partecipate. Il teatro assume, è evidente, in questa forma, una potenza, come propellente per il cambiamento, straordinaria.
Sperimento quotidianamente la veridicità di questa affermazione, in tutti i gesti artistici promossi dal Centro Ricerche Teatrali scenaMadre, che dirigo.
Festad’Africa Festival, è una nostra pratica che meglio traduce in sé questo agire. Un’ esperienza che ha continuità di coerenza progettuale da più di 10 anni e ha prodotto effetti di cambiamenti straordinari sul territorio nazionale. Un laboratorio culturale che affronta e trasforma gravi criticità e problematiche, utilizzando la riflessione artistica come strumento per l’evoluzione del singolo e quindi della sua comunità. Far conoscere il punto di vista degli artisti africani, mettere in relazione la nostra cultura con le altre in una dimensione di ascolto e di scambio paritetico, ha educato alla convivenza basata sul rispetto che deriva dal conoscenza.
Dal nulla dal quale ci siamo mossi e nel quale abbiamo iniziato a costruire, oggi possiamo notare addirittura cambiamenti nel lessico
quotidiano: alla parola “vucumprà” stigma nel quale veniva identificato qualsiasi straniero proveniente dal sud del mondo, oggi si sostituisce la parola “ migrante” che raccoglie e rimanda a scenari di necessità primarie dalla sopravvivenza al bisogno di un futuro.)
Le buone pratiche che il CRT scenamadre ha generato e appreso in questi anni, sono ora messe al servizio di un nuovo progetto dalla forte ricaduta sociale, realizzato in collaborazione con l’associazione Parole Rivelate di Cagliari. “Difesa di Dama”, pièce per il teatro scritto dagli spagnoli Joaquìn Hinojosa e Isabel Carmona, frutto di una lunga indagine fatta dagli autori nei centri antiviolenza, un’ elaborazione nata dalle suggestioni provate nei colloqui con le donne vittime di violenze domestiche.
La violenza tra le mura domestiche in Spagna è un problema sociale molto grave. Ma i dati che emergono con sempre meno riluttanza anche qui in Italia, descrivono un paese malato dello stesso morbo.
Difesa di dama, parla della piaga segreta, nascosta, tollerata della violenza sulle donne all’interno della famiglia.
E’ teatro. Forma di analisi collettiva, dove si partecipa consapevoli dei codici della convenzione dell’arte. Tutto è finto ma per convenzione tutto è vero. Non dati, non numeri, ma personaggi che hanno carne e voce negli attori che li interpretano, che con il nome di Maria, diventano specchio
di tutte le donne che quotidianamente, silenziosamente, subiscono in nome dell’amore e con il nome di Ulisse e Germano diventano specchio di tutti gli uomini che offendono la dignità della donna, mascherando la loro debolezza con l’amore.
A volte il teatro si fa denuncia e mette luce in luoghi oscuri delle relazioni affettive, vissute con prevaricazione e possesso, dimenticando l’inalienabilità dell’essere umano, sia esso di genere femminile o maschile.
Dice Maria in una scena di Difesa di Dama: “In conseguenza dei colpi ricevuti, la querelante ha subito una frattura delle costole dell’emitorace destro, con perforazione della pleura, pneumotorace e numerose ferite lacero contuse nella regione cervico-dorsale e facciale destra … … e alle estremità superiori e inferiori
Quando penso che prima di andare in ospedale non avevo mai osato denunciarlo… E io, sempre a perdonare dopo ogni pestaggio, e sempre a
ricominciare……. E poi sempre uguale.. sempre gli stessi errori Non osavo nemmeno respirare per non disturbarlo, mi dicevo che era l’ultima volta, che tutto sarebbe cambiato… però ogni volta ero un po’ più incapace di reagire…non potevo uscire per strada, né andare a
lavorare, mi vergognavo che la gente mi vedesse e mi facesse delle domande…
Ti interrogano e tu, tu devi dare delle spiegazioni, inventare che sei caduta o che hai sbattuto contro una porta.
E poi la paura che qualunque cosa sia un pretesto per ricominciare a picchiarti…Non osi più parlare, e alla fine non rispondi neanche
più al telefono, non dormi più, non mangi più .La sola cosa che ti auguri è di farla finita una volta per tutte.
La paura…Anche quando era in prigione, avevo l’impressione che fosse dietro di me.
Quando mi sono svegliata all’ospedale e mi sono resa conto che non ero morta, ho deciso che volevo continuare a vivere. E’ per questo che l’ho denunciato…Che vergogna !…Le dichiarazioni alla polizia…mi spiegavano che potevo dire tutto e io rispondevo che ci sono delle cose che non si dicono… non si possono dire. E a loro sembrava strano che io l’avessi sopportato per sette anni senza denunciarlo, si chiedevano se io non fossi un po’ masochista…E ilm dottore: è molto frequente nelle donne. E poi il processo, il giudice con la sua ironia e l’avvocato di Ulisse che mi rigirava il coltello nella piaga e io che rispondevo alle sue domande…. Durante il processo, ho capito che niente mi avrebbe liberato da lui, che avrei dovuto farlo da sola …”
La violenza domestica sul femminile (donne, giovani donne o bambine) è una costante, ma fa notizia solo quando si conclude con la morte per mano di un marito, di un padre, o di un fidanzato o convivente. E’ fondamentale riflettere sul nostro contemporaneo, portare alla coscienza e alla consapevolezza realtà quotidiane negate o taciute e, attraverso l’emozione che il teatro crea, muovere i cambiamenti interiori che possano educare gli uomini al rispetto delle donne e le donne al rispetto di se stesse.
“Pratiche artistiche e educazione alla non violenza” intervento di Daniela Giordano – Convegno Nazionale contro la violenza “ Non solo donne” – Roma, Camera dei Deputati, 25 novembre 2011