a proposito di perchè stiamo facendo DIFESA DI DAMA………..

daniela giordano- lorenzo gioielli

 ”Il compito dello scrittore non può consistere nel negare il dolore, nel nascondere le tracce, nel far nascere illusioni su di esso. Per lui, anzi, il dolore deve essere vero e deve essere reso tale una seconda volta, cosicchè noi possiamo vederlo. Tutti , infatti, vogliamo diventare vedenti. E solo questo dolore nascosto ci fa sensibili all’esperienza e soprattutto all’esperienza della verità. Quando siamo in questo stato in cui il dolore diventa fertile, stato che è insieme chiaro e triste, noi diciamo, molto semplicemente, ma a ragione, mi si sono aperti gli occhi. E non lo diciamo perchè abbiamo davvero percepito esteriormente un oggetto o un avvenimento, ma proprio perchè comprendiamo ciò che non possiamo vedere. E l’arte dovrebbe portare a questo: far sì che, in tal senso, ci si aprano gli occhi”

Ingeborg Bachmann

(Klagenfurt, 25 giugno 1926 – Roma, 17 ottobre 1973) poetessa, scrittrice e giornalista austriaca

La prima di Roma

La sera del 17 Roma ha risposto  con un grande abbraccio!

Il teatro era pieno, talmente pieno che una decina di persone sono rimaste fuori con grandissimo dispiacere degli attori e dell’organizzazione.
Qui qualche scena registrata dalla sala

 

Maria Con il padre


 

Maria e Ulisse

 

Gli applausi e i ringraziamenti

 

SCHEDA SPETTACOLO DIFESA DI DAMA

spettacolo  teatrale
manifesto dello spettacolo
TITOLO DIFESA DI DAMA
AUTORE ISABEL  CARMONA
& JOAQUIN HINOJOSA
TRADUTTORE MARIELLA FENOGLIO
PATROCINI AMBASCIATA DI SPAGNA
ANNO DELLA PRIMA
RAPPESENTAZIONE
SPAGNA 2001ITALIA 2012
TOURNEE 2012 10  aprile LANUSEI DEBUTTO NAZIONALE11 aprile NUORO12 aprile OZIERI13 aprile OLBIA14 aprile ALGHERO17-29 aprile ROMA- TEATRO SALA UNO
GENERE DRAMMA CONTEMPORANEO
DURATA 90 min senza intervallo
TEMATICA La violenza domestica sulle donne è una costante che fa
notizia solo quando si conclude con la morte per mano del marito, padre, fidanzato o convivente. . Il tema duro dei maltrattamenti delle donne e della violenza tra le mura domestiche. In questo caso una moglie, maltrattata da due uomini ( padre e marito),che vive in una spirale di violenza, incomprensione e dipendenza. L’opera ci espone con crudezza l’inferno che vivono milioni di mogli nel mondo per la violenza dei mariti.Lo spettacolo è  pensato come un appuntamento rivolto alle città e alle persone, e vuole avvalersi della collaborazione dalle istituzioni cittadine per affiancare alla visione dello spettacolo una serie di azioni rivolte alla sensibilizzazione sul tema: incontri cittadini, produzione di materiali informativi, seminari di approfondimento, per aumentare l’ attenzione e la presa di coscienza sui mali sotterranei che spesso si consumano nel segreto delle mura domestiche
TRAMA Maria vive con l’anziano padre mentre attende che il marito esca dal carcere  dove sta scontando la pena  con l’accusa di tentato omicidio. E’ lei la donna  vittima della violenza del marito. Una storia familiare di amore
violento, dove le donne sono vittime silenziose. Un aspro confronto tra modi differenti di intendere l’amore, fino al colpo di scena finale.
INTERPRETI DANIELA GIORDANO, ARNALDO
NINCHI, LORENZO GIOIELLI
REGIA TULLIO PECORA
LOCANDINA DIFESA DI DAMAdi Joaquin Hinojosa e Isabel CarmonaVersione italiana di Mariella FenoglioCon in ordine alfabeticoLORENZO GIOIELLI

DANIELA GIORDANO

ARNALDO NINCHI

 

regia TULLIO PECORA

scena e costumi MARCO NATERI

musiche ROBERTO FIA

luci GIUSEPPE FALCONE

grafica e web SILVIA AMATO

foto di scena CLAUDIA COLI

ufficio stampa MARZIA SPANU

 

LA FRASE “ Nel gioco degli scacchi chiamasi
“difesa di dama” la mossa che consiste nel salvare la regina a costo del sacrificio delle altre pedine”
PUBBLICO ADATTO A UN PUBBLICO ADULTO
PRODUZIONE CRTSCENAMADRE & PAROLE
RIVELATE
FOTO
SITO WEB www.difesadidama.org 
DOVE ROMA DAL 17 AL 29 APRILE 2012TEATRO SALA UNO Roma
– P.zza di Porta S. Giovanni, 10 – dietro la Scala SantaPer informazioni prenotazioni contattare il numero
Tel: +39 06 88976626www.salauno.it 
BIGLIETTI  INTERO €15,00     RIDOTTO €12,00
CONTATTI CRTscenamadre 347 9345263 scenamadre@libero.it ParoleRivelate 347 3461942parolerivelate@gmail.com

 

 

Ecco il primo filmato realizzato il 25 novembre nella sala della Mercede alla Camera dei Deputati durante l’intervento di Daniela Giordano al convegno Non solo Donne realizzato dall’associazione vittime  nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne

'Video' Post | By on 29 novembre 2011

Intervento di Daniela Giordano – Convegno Nazionale “ Non solo donne” – Roma, Camera dei Deputati, 25 novembre 2011

manifesto difesa di dama, spettacolo contro la violenza domestica

manifesto difesa di dama

“Pratiche artistiche e educazione alla non violenza”

intervento di Daniela Giordano -

Convegno Nazionale contro la violenza “ Non solo donne”

Roma,  Camera dei Deputati,  25 novembre 2011

Vorrei innanzi tutto ringraziare le organizzatrici  e gli organizzatori di questo convegno, per avere accolto nell’ ambito della  discussione sulla violenza,  la  mia testimonianza, come percorso di azioni concrete di educazione etica e civica alla non violenza.

E saluto gli amici e le amiche del Convegno Nazionale di Cagliari ” Educhiamo al rispetto delle donne”, che è a noi collegato, organizzato da Parole Rivelate, CRTscenamadre, Cedac-Sardegna con il Patrocinio del Comune di Cagliari e della Provincia di Cagliari e della Consigliera di Pari opportunità della Regione Sardegna. Saluto il regista  Tullio Pecora e gli attori Lorenzo Gioielli e Arnaldo Ninchi, che daranno voce al progetto che ci vede uniti ” Difesa di Dama”, e il pubblico del Convegno di Cagliari.

Mi presento brevemente per quanti non mi conoscono.

Mi chiamo Daniela Giordano, sono attrice e antropologa e negli anni ho sperimentato e approfondito, quasi tutti gli aspetti della creazione. Ho dedicato gli ultimi 15 anni della mia vita, alla realizzazione in Italia e in Africa di progetti artistici focalizzati sulla creazione di valore, il rispetto delle diversità, l’educazione alla convivenza, in un percorso teso all’ evoluzione collettiva, all’ ampliamento della consapevolezza individuale, sulla straordinaria opportunità, per tutti, di vivere qui e ora, in pace e sicurezza.

E’ chiaro che un profondo mutamento  della società è raggiungibile solo nella misura in cui ogni singolo individuo opera su se stesso un profondo cambiamento.

Molti sono i fattori che  possono  coadiuvare una trasformazione positiva. Nello specifico ho lavorato sul potenziale empatico e di analisi che la suggestione  dell’arte declinata come teatro, poesia, danza, musica opera nel piano profondo dell’essere umano.

Quando il pensiero artistico e poetico si nutre della sofferenza che provano gli esseri umani, manifestandosi in  azioni  di partecipazione collettiva, come la messa in scena teatrale, non lo fa con volontà di vuota spettacolarizzazione e denudamento. La sofferenza elaborata in arte diventa matrice di riflessione, di compassione, di apprendimento, perché l’essere umano è in grado di distinguere il bene e il  male. Nel gesto poetico, il particolare diventa specchio dell’universo e crea un fenomeno fondamentale per la crescita della consapevolezza collettiva: il senso di appartenenza. Nessun male è fuori di me. Per questo posso commuovermi. Posso “ muovermi con”. Non il possesso di qualcosa ma “ l’essere parte di qualcosa”.  Per questo posso essere motore, a mia volta, di un cambiamento.

In Africa, il teatro è tessuto connettivo in grado di ridare speranza e curare le comunità ferite da gravissime violenze generate, da guerre civili, stupri come pratiche militari, genocidi. Tragedie collettive elaborate e sublimate collettivamente. Non rimosse. Non cancellate. Comprese, condivise, partecipate. Il teatro assume, è evidente, in questa forma, una potenza, come propellente per il cambiamento, straordinaria.

Sperimento quotidianamente  la veridicità di questa affermazione, in tutti  i gesti artistici promossi dal Centro Ricerche Teatrali scenaMadre, che dirigo.

Festad’Africa Festival, è una nostra  pratica che meglio  traduce in sé questo agire. Un’ esperienza che ha continuità di coerenza progettuale da più di 10 anni e  ha prodotto effetti di cambiamenti straordinari sul territorio nazionale. Un laboratorio culturale che affronta e trasforma gravi  criticità e problematiche,  utilizzando la riflessione artistica come strumento per l’evoluzione del singolo e quindi della sua comunità. Far conoscere   il punto di vista degli artisti africani, mettere in relazione la nostra cultura con le altre in una dimensione di ascolto e di scambio paritetico, ha educato alla convivenza basata sul rispetto che deriva dal conoscenza.

Dal nulla  dal  quale ci siamo mossi e nel quale abbiamo iniziato a costruire, oggi possiamo notare addirittura cambiamenti nel lessico
quotidiano: alla parola “vucumprà” stigma nel quale veniva identificato  qualsiasi straniero proveniente dal sud del mondo, oggi si  sostituisce la parola “ migrante” che raccoglie e rimanda a scenari di necessità primarie dalla sopravvivenza al bisogno di un futuro.)

Le buone pratiche che il CRT scenamadre ha  generato e appreso in questi anni, sono ora messe al servizio di un nuovo progetto dalla  forte ricaduta sociale, realizzato in collaborazione con l’associazione Parole Rivelate di Cagliari.  “Difesa di Dama”, pièce per il teatro scritto dagli spagnoli Joaquìn  Hinojosa e  Isabel  Carmona, frutto di una lunga indagine fatta dagli autori  nei centri antiviolenza, un’ elaborazione  nata dalle suggestioni provate nei  colloqui con  le donne vittime di violenze domestiche.

La violenza tra le mura domestiche in Spagna è un problema sociale molto grave. Ma i dati che emergono con sempre meno riluttanza anche qui in Italia, descrivono un paese malato dello stesso morbo.

Difesa di dama, parla della  piaga segreta, nascosta, tollerata della violenza sulle donne all’interno della famiglia.

E’ teatro. Forma di analisi collettiva, dove si partecipa consapevoli dei codici  della convenzione dell’arte. Tutto è finto ma per convenzione tutto è vero. Non dati,  non numeri, ma personaggi  che hanno carne e voce negli attori che li interpretano, che con il nome di Maria, diventano specchio
di tutte le donne che quotidianamente, silenziosamente, subiscono in nome dell’amore e con il nome di Ulisse e  Germano diventano specchio di tutti gli uomini che offendono la dignità della donna, mascherando la loro debolezza con l’amore.

A volte il teatro si fa denuncia e mette luce in luoghi  oscuri delle relazioni affettive, vissute con prevaricazione e possesso, dimenticando l’inalienabilità dell’essere umano, sia esso di genere femminile o maschile.

Dice Maria in una scena di Difesa di Dama: “In conseguenza dei colpi ricevuti, la querelante ha subito una frattura delle costole dell’emitorace destro, con perforazione della pleura, pneumotorace e numerose ferite lacero contuse nella regione cervico-dorsale e facciale destra … … e alle estremità superiori e inferiori

Quando penso che prima di andare in ospedale non avevo mai osato denunciarlo… E io, sempre a perdonare dopo ogni pestaggio, e sempre a
ricominciare……. E poi sempre uguale.. sempre gli stessi errori Non osavo nemmeno respirare per non disturbarlo, mi dicevo che era l’ultima volta, che tutto sarebbe cambiato… però ogni volta ero un po’ più incapace di reagire…non potevo uscire per strada, né andare a
lavorare, mi vergognavo che la gente mi vedesse e mi facesse delle domande…

Ti interrogano e tu, tu devi dare delle spiegazioni, inventare che sei caduta o che hai sbattuto contro una porta.

E poi la paura che qualunque cosa sia un pretesto per ricominciare a picchiarti…Non osi più parlare, e alla fine non rispondi neanche
più al telefono, non dormi più, non mangi più .La sola cosa che ti auguri è di farla finita una volta per tutte.

La paura…Anche quando era in prigione, avevo l’impressione che fosse dietro di me.

Quando mi sono svegliata all’ospedale e mi sono resa conto che non ero morta, ho deciso che volevo continuare a vivere. E’ per questo che l’ho denunciato…Che vergogna !…Le dichiarazioni alla polizia…mi spiegavano che potevo dire tutto e io rispondevo che ci sono delle cose che non si dicono… non si possono dire. E a loro sembrava strano che io l’avessi sopportato per sette anni senza denunciarlo, si chiedevano se io non fossi un po’ masochista…E ilm dottore: è molto frequente nelle donne. E poi il processo, il giudice con la sua ironia e l’avvocato di Ulisse che mi rigirava il coltello nella piaga e io che rispondevo alle sue domande…. Durante il processo, ho capito che niente mi avrebbe liberato da lui, che avrei dovuto farlo da sola …”

La violenza domestica sul femminile (donne, giovani donne o bambine) è una costante, ma fa notizia solo quando si conclude con la morte per mano di un marito,  di un padre, o di un fidanzato o convivente. E’ fondamentale riflettere sul nostro contemporaneo, portare alla coscienza e alla consapevolezza realtà quotidiane negate o taciute  e, attraverso l’emozione che il teatro crea,  muovere i  cambiamenti interiori che possano  educare gli uomini al rispetto delle donne e le donne al rispetto di se stesse.

“Pratiche artistiche e educazione alla non violenza”  intervento di Daniela Giordano – Convegno Nazionale contro la violenza “ Non solo donne” – Roma,  Camera dei Deputati,  25 novembre 2011

Convegno Nazionale “Non solo donne” – venerdì 25 novembre 2011- Roma – Sala Mercede – Camera dei Deputati, Via della Mercede 55- ore 14.

Parteciperò con un intervento dal titolo  “Pratiche artistiche e educazione alla non violenza”, nel Convegno Nazionale di Roma alla Camera dei Deputati, indetto in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne. E’ un momento importante del percorso verso la messa in scena a marzo 2012 di “difesa di dama” , testo spagnolo che con cruda verità, affronta il tema nascosto della violenza domestica, e un momento di verifica importante per me, per il mio percorso di artista e di essere umano di genere femminile.
Ho scelto di dedicarmi a realizzare un teatro e una proposta artistica che fossero anche una missione di civiltà, oltre che di accrescimento culturale, per questo, ho sempre trattato il contemporaneo proponendo congiuntamente  arte e la riflessione sulle criticità che affliggono la nostra società . Dalle buone pratiche messe appunto in  10 anni di Festad’Africa Festival,  nasce ora questo nuovo percorso  legato a  difesa di dama.
Daniela Giordano
  nella foto: Arnaldo Ninchi, Daniela Giordano, Lorenzo Gioielli
Convegno di sensibilizzazione organizzato da Progetto Vittime e Associazione Europea Dialoghi – Roma 25 novembre 2011.
In occasione della giornata contro la violenza sulle donne, siete invitati al convegno nazionale“Non solo donne” che si terrà venerdì 25 novembre 2011 a Roma presso la Sala Mercede della Camera dei Deputati, Via della Mercede 55 alle ore 14.
Si vuole dare spazio a chi non ha mai avuto la possibilità di esprimersi. Dare una voce emotiva al dolore del parente o della vittima stessa di un atto criminale violento. Una qualsiasi situazione ha sempre più di un punto di vista. Una qualsiasi situazione può essere valutata attraverso molteplici risvolti. A seguito di un crimine violento di solito si cerca il colpevole. Di solito ci si concentra sul bisogno di fare giustizia del torto. Per crimine violenti si intendono atti omicidiari, abusi sessuali, atti di pedofilia. Più il crimine è efferato, più è importante fare giustizia. In questa ricerca spasmodica del reo si perde però l’umanità di un sistema che sembra disinteressarsi di chi ha subito il torto. Tutto ciò che non risolve il caso è sullo sfondo, trascurabile. Il punto centrale è assicurare il reo alla giustizia. In tal senso la voce della vittima o del parente o dell’amico diventa solo un elemento di ricostruzione di una dinamica che ha come vertice l’assassino, l’abusatore, il colpevole. Il resto non serve. Una volta arrivati ad un processo viene richiesto ai parenti e amici ed alle vittime di ripetere quello che è successo, pubblicamente. Riaprire le ferite con l’unico scopo di essere parte di un impianto accusatorio più o meno coerente. Non c’è spazio per la soggettività, per il dolore personale, per la cura della ferita. È un sistema meccanico che si auto genera ed esclude l’individualità del profondo disagio. Non vengono previste strutture adatte per accogliere chi ha subito il torto, non è previsto un percorso di cura ed accettazione del lutto. Ognuno per se utile solo ad un fine giustizialista.
Il convegno vuole, attraverso l’intervento di vittime, parenti e delle varie figure professionali che si occupano di reati violenti, porre l’attenzione su la parte umana e dolorosa dell’atto criminale. Progetto Vittime si occupa sia del lutto di un parente, sia della difficoltà dei professionisti che si occupano, sotto i vari profili professionali, di sanare legalmente, psicologicamente e socialmente una ferita che a volte appare inguaribile.
“Non solo donne” vuole porre l’attenzione sulla parte umana e dolorosa dell’atto criminale, sia dal punto di vista di varie figure professionali che si occupano di reati violenti, sia da chi il dolore lo ha vissuto sulla propria pelle…
e ora ha voce per raccontare

Intervengono
On. Silvia Costa- Deputato presso il Parlamento Europeo
Prof.ssa Daniela MarraniPresidente Ass. Europea Dialoghi
Dott.ssa Cettina Mezzatesta – Psicologa – Psicoterapeuta
Dott.ssa Imma GiulianiCriminologa
Dott.ssa Angela NicolettiGiornalista
Avv. Enrica Sassi – Avvocato
On. Lanfranco Tenaglia – Deputato presso la Camera dei Deputati della Repubblica Italiana
On. Claudio Bucci – Consigliere Regionale – Regione Lazio
Avv. Paolo CarnevaliAvvocato
Dott. Danilo LevoteCriminologo
Dott. Fabrizio MignaccaPsicologo Psicoterapeuta
Daniela Giordano – Attrice e produttrice ” Difesa di dama”
Collegamento in video-conferenza con Cagliari dal Convegno Nazionale “Educhiamo al rispetto delle donne”
con Tullio Pecora, Arnaldo Ninchi e Lorenzo Gioielli regista e interpreti di “Difesa di dama”
e con gli interventi
Francesca Baleani
Stella Bonetti
Letizia Lopez
Paola Pellinghelli
Marzia Schenetti autrice del libro autobiografico “Il Gentiluomo. Una storia di stalking” ed. Il Ciliegio
Claudia Vincenzi autrice del libro “Plagiata” ed. Mondadori
Guglielmo Mollicone
Claudio Scazzi
Modera
Avv. Carlo Ioppoli

difesa di dama- in preparazione – debutto nazionale Aprile 2012

daniela giordano- schizzo per locandina DIFESA DI DAMA

DIFESA DI DAMA

SCACCO AL RE
ARROCCO
APERTURA
SCACCHIERA
ABBANDONARE
ANDARE A DONNA
STALLO
ATTACCO DI SCOPERTA
CASA DI FUGA
MOSSA
                                                                                                         SACRIFICIO
                                                                                                        EGUAGLIANZA
e pensare che sono tutti termini scacchistici………………………………………………..

riflessioni verso il debutto di difesa di dama -1- l’educazione

Portare alla luce il dolore, trasformarlo, restituire al vento i sensi di colpa, il danno.
Non è una tematica di genere la violenza sulle donne, è un male che abbraccia tutta la società nella quale viviamo. Non riesco a non riflettere sul tema dell’educazione. Non esiste altro passaggio per entrare nel pianeta che l’utero, è l’unica porta tra il Tutto e il particolare, il definibile. Non esistono varchi di genere, tutti  e tutte abbiamo attraversato quella soglia, crescendo nel ventre delle nostre madri e siamo stati partoriti da quelle viscere. Dunque, tutti indipendentemente dal genere dovremmo nutrire profondo rispetto per il femminile al quale è stato affidato il compito di essere varco  e amalgama tra spirito e materia, che  dall’istante del concepimento assume essenza di fenomeno riconoscibile per aspetto, natura, entità, potere, influenza, causa interna, relazione, effetto latente, retribuzione e la loro coerenza dall’inizio alla fine. Dove, dunque, accade la frattura. Dove  sparisce la specularità e l’appartenenza. Dove  si genera e prende corpo la causa che  degenera  in atti violenti,  di prevaricazione, di sottomissione. Guardando mia figlia crescere insieme ai suoi coetanei, ho l’occasione di stare vicino e di condividere molti momenti di vita con  diverse  madri.

In generale, le madri di femmine, ora come dall’infinito passato, sono  estremamente critiche ma  trasmettono l’intero loro sapere in merito alla cura della persona e delle cose alle figlie. Sono  più attente al loro sviluppo, cercano il confronto e il dialogo, a volte anche il monologo, ma sono in costante ascolto. Tendono a emancipare le figlie psicologicamente, ma  seminano in loro  la pianta del senso di colpa, quindi se da una parte,  le fanciulle saranno  autonome presto, dall’altro un legame invisibile non le farà mai allontanare più di tanto dal proprio albero.

Le madri  di maschi, si stupiscono di qualsiasi cosa facciano i figli, generalmente  iperprotettive e giustificative su tutto il loro operato, tendono a non generare mai  scontri, al massimo rimproveri. In generale un figlio maschio non cresce mai e tutta l’educazione verte sul rendere impossibile al fanciullo l’emancipazione e il sentirsi autonomo nella vita. C’è il pregiudizio diffuso che i maschi non possano apprendere il sapere della cura delle cose e delle persone, per cui sono argomenti  dei quali i giovani vengono privati. Non potendosi occupare di cose serie, ovviamente , maglia larga per tutto il resto.

Poi le figlie e i figli  cominciano a relazionarsi tra loro nel mondo con il loro bagaglio di saperi. Difficile sarà capirsi, perchè il divario è già stato riproposto, da un meccanismo oliato alla perfezione che si rigenera inalterato dall’infinito passato.  A mio giudizio, è questa difficoltà che genera la rabbia e la frustrazione che si materializza in atti di violenza nei confronti del genere femminile, che si affaccia alla vita più preparato, più autonomo e con obbiettivi più chiari.

la soglia

Le donne non hanno mai fatto della forza fisica e della violenza sulla persona un modello esistenziale e pragmatico, però continuano a subire gli effetti di queste pratiche nella loro vita,  non riescono a  trasferire ai loro figli maschi l’antidoto alla violenza che loro stesse continuano a subire, nella famiglia e nella società.  Mi viene di pensare che le donne amino le società maschiliste e violente, amino essere considerate oggetti, si rifugino nel ruolo della vittima per appagare qualche profondo desiderio inespresso.  Tutto è nelle nostre mani, è inutile negarlo, se continuiamo ad educare questa tipologia maschile, che poi è la stessa che ci scegliamo come marito e che diamo come modello da padre ai nostri figli, un motivo ci sarà.

Dobbiamo ancora crescere, crescere, crescere, e non avere paura di guardaci allo specchio, abbandonare il senso di colpa  e sapere che abbiamo il potere di  educare nel rispetto reciproco gli  uomini e di  donne di domani.

 

Daniela Giordano

Sacrofano, 1 Novembre 2011

http://www.vogue.it/vogue-black/the-black-blog/2011/10/daniela-giordano

Attrice di teatro, cinema e televisione, regista, autrice, Daniela Giordano è l’ideatrice e direttrice artistica di Festa d’Africa, Festival Internazionale delle Culture dell’Africa Contemporanea. Orpheus, spettacolo da lei scritto, diretto e interpretato, con danza e coreografie di Lamine Dabo e musiche composte ed eseguite dal vivo da Ismaila Mbaye e Gijbril Gningue, è in scena a Roma in questi giorni.

Qual è il tuo rapporto con il mito di Orfeo?

“Il mito di Orfeo ha attraversato tutta la mia vita, mi ha sempre affascinata da quando ero bambina. L’amore che ha il potere di sconfiggere la morte, la musica e quindi l’arte che avvicinano l’essere umano agli dei, mi facevano fantasticare di assoluto. Poi vidi in televisione l’Orfeo negro di Marcel Camus. Fui stregata dalla magia e dall’ambientazione della storia nel  carnevale di Rio de Janeiro, l’amore, il dolore, la ricerca, la morte, il caos, dove figure infernali, (simbolicamente maschere di un carnevale) si mescolavano a esseri umani”.

Il tuo processo creativo, la riscrittura del mito, come è avvenuta?

“Scrissi Orpheus nel 2004, in una settimana credo o in una notte. Fu un gesto liberatorio. Dovevo riflettere sull’amore, la morte e sulla natura del divino. Vicende personali mi stavano lacerando, la morte di mio padre e la separazione dal mio compagno, avevo bisogno di mettere ordine nei miei sentimenti. Orpheus mi è venuto incontro per la via. Cosa non aveva capito l’eroe del mito? Lui che, col suo canto e il suo dolore, aveva ricevuto un dono unico dagli dei, quello di scendere vivo nell’Ade per riprendersi la vita della amata, la sua metà”.

Cosa è che rende nero questo Orfeo?

“L’Africa in tutti questi anni, di teatro, di scambi, di amici, di viaggi, di studi, mi ha insegnato molte cose. La pazienza, il sorriso, l’ascolto, il rapporto privilegiato con il dolore. Sono stati i luoghi della terra nei quali ho percepito la natura del divino. Per questo Orpheus è nato africano. Non avevo altro luogo dove poter immaginare un essere umano in marcia per trovare l’amore perduto, che poi coincide con il ritrovamento del sé, mentre la natura gli parla e si trasforma”.

 

orpheus

Daniela Giordano e Lamine Dabo in una momento dello psettacolo

Nello spazio del palco  sei in continua relazione con i musicisti e il danzatore. Mi dici qualcosa su questo? Come siete riusciti a combinare i movimenti della danza con le parole e la musica?

“La ricerca espressiva nelle mie creazioni in teatro, si è sempre orientata alla contaminazione tra le arti e i generi.  Il ritmo è tutto. Parto sempre da lì, per questo spesso i miei testi hanno una metrica. Con tutti gli artisti coinvolti nel progetto, ci conosciamo da tanti anni e abbiamo lavorato insieme molte volte, grazie a Festa d’Africa Festival. Chiesi a Lamine Dabo se se la sentiva di tornare a danzare per me: è uno dei migliori danzatori che abbia mai visto, eppure ha rischiato di perdere le gambe in un incidente, i medici gli avevano diagnosticato l’impossibilità a tornare a camminare, figuriamoci a ballare. Conosceva il viaggio all’inferno, lui c’era stato e poteva raccontare il corpo di Orpheus. Ismaila Mbaye e Djibril Gningue sono due sciamani, si divertono a suonare ma non perdono mai il contatto con ciò che li circonda, sono in perenne comunione con il cosmo e tutti i suoi abitanti. Formata compagnia ci siamo messi all’opera, ma potrei dire meglio, ci siamo messi in totale ascolto uno dell’altro. Così è nato questo Orpheus, dai molti linguaggi visivi e sonori, creando nuovi equilibri e nuove armonie policrome. Ogni volta che ci ritroviamo su un palco a raccontare Orpheus si ricrea questa magia”.

Cristina Ali Farah

Pubblicato:
31 ottobre 2011

Tags:africa, rio de janeiro, daniela giordano, festa d’africa, orpheus, lamine dabo, ismaila mbaye, gijbril gningue, marcel camus

 

'Aside' Post | By on 31 ottobre 2011

Difesa di Dama

Difesa di Dama indaga sulla   violenza domestica che esiste in ogni società ed appartiene a tutte le classi sociali. Sono le donne ad essere vittime di violenza nella stragrande maggioranza dei casi violenza perpetrata in casa ad opera di familiari.

Le nostre pratiche culturali  agiscono nella società, nella acquisita consapevolezza che l’arte, le arti, e tra queste il teatro, siano spinta e motore di dialogo, riflessione e civiltà condivise.

Per questo non ci spaventa parlare di questioni anche scottanti della nostra contemporaneità, e lo facciamo , spesso, con le parole dei poeti o dei drammaturghi, perchè hanno già operato una sintesi e soprattutto hanno già trasferito ed evidenziato nelle loro parole, il nucleo di  trasmissione emotiva e di compartecipata riflessione, che ci educa alla convivenza.

Crediamo che non sia più l’ora del pietismo e della compassione, crediamo che sia l’ora del diritto e della consapevolezza della donna. Il linguaggio teatrale che per sua natura drammatizza l’esperienza della singola persona toccando le corde dell’emozione e della passione può e deve essere il linguaggio che divulga anche consapevolezza e presa di coscienza che è già di per se difesa della donna.

“Difesa di Dama”, pièce per il teatro scritto dagli spagnoli Joaquin Hinojosa e Isabel Carmona, è una riflessione del teatro sulla piaga segreta, nascosta, tollerata della violenza sulle donne all’interno della famiglia. Lo spettacolo debutterà in Prima Nazionale a marzo 2012.